La reazione dei ribelli
Siria: massacro a Damasco, bombe ad Aleppo
Nella giornata di ieri un’incursione delle forze lealiste siriane ha ucciso almeno 43 civili. Il dramma si è consumato a Jdaidet Artouz, una cittadina situata a una ventina di chilometri da Damasco. La fonte che ha riferito la notizia, all’indomani del massacro, proviene dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Nella nota divulgata dall’organizzazione si legge che “le truppe del regime sono entrate a Jdaidet Artouz e hanno arrestato un centinaio di giovani, che sono stati poi condotti in una scuola e torturati”. Secondo le agenzie di stampa i cadaveri delle 43 persone sarebbero stati ritrovati questa mattina. Leggi Fuori e dentro Aleppo di Daniele Raineri - Leggi Intervista con il nemico nella Stalingrado di Siria di Daniele Raineri - Leggi Nella battaglia di Aleppo i ribelli sognano l’unità di Daniele Raineri - Leggi Sulla via per Aleppo con i ribelli, aspettando i soldati che “ripuliscono”di Daniele Raineri
9 AGO 20

Nella giornata di ieri un’incursione delle forze lealiste siriane avrebbe ucciso almeno 43 civili. Il dramma si è consumato a Jdaidet Artouz, una cittadina situata a una ventina di chilometri da Damasco. La fonte che ha riferito la notizia, all’indomani del massacro, proviene dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Nella nota divulgata dall’organizzazione si legge che “le truppe del regime sono entrate a Jdaidet Artouz e hanno arrestato un centinaio di giovani, che sono stati poi condotti in una scuola e torturati”. Secondo le agenzie di stampa i cadaveri delle 43 persone sarebbero stati ritrovati questa mattina. Proseguendo nella lettura della nota dell'Osservatorio si apprende che “alcune delle persone uccise erano state sottoposte a esecuzioni sommarie nelle case, nei giardini o negli scantinati, con proiettili sparati loro al volto, in testa oppure nel collo”. Mentre le fonti dell’Osservatorio avevano riferito in un primo momento di 28 persone coinvolte nella strage, testimonianze oculari raccontano di una violenza che avrebbe provocato almeno cinquanta vittime, poi sepolte in una fossa comune (nella foto divulgata dall'agenzia Reuters) scavata da una ruspa in un campo nei pressi della località siriana. Una porzione di territorio inaccessibile, a causa della massiccia presenza di posti di blocco.
Il raid di Jdaidet Artouz è stato confermato anche dalla televisione ufficiale siriana, che ha presentato la notizia in questo modo: “Decine di terroristi o di mercenari si sono arresi o sono stati eliminati”. Un ufficiale governativo ha inoltre rilasciato una dichiarazione all’emittente nazionale, narrando lo scenario nel quale si sarebbe consumata la carneficina: “ Abbiamo lanciato un assalto a una fattoria e siamo rimasti sorpresi per il gran numero di individui armati che ci hanno affrontato, appostati sul tetto o al suolo tutto intorno”.
Al raid di ieri, è seguita l’azione di un gruppo di ribelli siriani che questa mattina ha attaccato la base militare lealista di Menagh, situata a trenta chilometri da Aleppo e utilizzata dalle forze fedeli al regime come testa di ponte per i raid contro le postazioni insurrezionali, nei quali vengono utilizzati aerei da guerra e elicotteri d’assalto. La notizia, resa nota dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani e confermata da fonti giornalistiche presenti sul posto, riferisce che per bombardare la struttura i ribelli si siano serviti di un carro armato. Lo scopo dell’operazione di assalto, come avrebbero riferito alcuni degli stessi rivoltosi ai giornalisti, sarebbe stato quello di impedire ai velivoli governativi di proseguire con i raid sulla città di Aleppo.
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